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L'Eucaristia è il nostro tesoro più bello. È il sacramento per eccellenza; essa ci introduce maggiormente nella vita eterna, contiene tutti i misteri della nostra salvezza, è la fonte e il culmine dell'azione e della vita della Chiesa, come ricorda il Concilio Vaticano ii (Sacrosanctum Concilium, n. 8).
La partecipazione all'Eucaristia non allontana dunque dai nostri contemporanei, al contrario, poiché essa è l'espressione per eccellenza dell'amore di Dio, ci invita a impegnarci con tutti i nostri fratelli per affrontare le sfide presenti e per fare della terra un luogo in cui si vive bene.
L'ultima cena è il luogo della Chiesa nascente, il grembo che contiene la Chiesa di ogni tempo. Nell'Eucaristia il sacrificio di Cristo viene costantemente rinnovato, la Pentecoste viene costantemente rinnovata. Possiate tutti voi diventare sempre più consapevoli dell'importanza dell'Eucaristia domenicale, perché la domenica, il primo giorno della settimana, è il giorno in cui onoriamo Cristo, il giorno in cui riceviamo la forza per vivere quotidianamente il dono di Dio!
La ricezione dell'Eucaristia, l'adorazione del Santissimo Sacramento — con ciò intendiamo approfondire la nostra comunione, prepararci a essa e prolungarla — significa consentire a noi stessi di entrare in comunione con Cristo, e attraverso di lui con tutta la Trinità, per diventare ciò che riceviamo e per vivere in comunione con la Chiesa. È ricevendo il Corpo di Cristo che riceviamo la forza «dell'unità con Dio e con gli altri»
È mistero di alleanza. «Le preghiere e i riti del sacrificio eucaristico fanno continuamente rivivere davanti agli occhi della nostra anima, nel corso del ciclo liturgico, tutta la storia della salvezza, e ci fanno penetrare sempre più il suo significato» (Edith Stein)
Stralci dall'intervento del Papa alla messa conclusiva del Congresso eucaristico internazionale a Québec
Come testimoniare l'amore di Gesù?
1) in Parole: affermare senza timori e indugi la propria identità
2) In Fatti: realizzare gesti d'amore che rendono vere le nostre parole
Suor Ji, che insieme a numerose altre religiose coordinate da Jinde Charities ha portato aiuto ai terremotati del Si Chuan, scrive nel suo diario: “Oggi 2 giugno, cielo sereno. Come ogni giorno aiutiamo gli anziani e i feriti a pulirsi, a tagliare i capelli, fare la barba. Con 45 gradi di temperatura rischiano un colpo di sole e di veder peggiorare le ferite. Abbiamo notato un giovane che non aveva mai ricevuto nessuna visita. Abbiamo cercato di parlare con lui da giorni, inutilmente. Oggi improvvisamente mi ha chiamata e mi ha detto: ‘Sorella, i miei sono cattolici, nuovi battezzati. Sono disperati a causa mia, perché ho trenta anni, sono quasi un delinquente, ho combinato di tutto tranne le cose giuste. Il terremoto e il vostro esempio mi hanno fatto capire che ho sbagliato, voglio cambiare. Ho ancora speranza? Possono ancora avere la fiducia dei miei?’.
Io ho subito risposto: ‘Certo, il Signore è buono e accoglie tutti, soprattutto quelli che tornano a Lui come il figlio prodigo’. Con le altre suore facciamo a turno per tenergli alto il morale, cercando anche i suoi familiari. Durante la condivisione e la preghiera serale della nostra piccola comunità, abbiamo avuto la conferma che dove c’è l'Amore del Signore è presente il Signore stesso, che trasforma la gente interiormente”. (testimonianza tratta da Agenzia Fides)
Dopo Londra nel 2007, l’Associazione De Caro ha fatto il bis ed ha organizzato una quattro giorni a Madrid.
Gerico è considerata la città più antica del mondo ed era la porta di accesso alla terra promessa ai tempi di Giosuè. La bibbia racconta che questa città è conquistata non con la forza delle armi ma con il suono delle trombe sacerdotali che fanno crollare le mura della città .
In realtà, secondo gli archeologi, Gerico in quel periodo storico era già distrutta e la rilettura teologica dello scrittore bibblico vuole sottolineare che Gerico, l'ostacolo del popolo ebreo per l'entrata nella terra promessa, non cade con la forza delle armi di Israele, ma per dono divino.
Per Origene, la città che Giosuè conquistò è il simbolo del mondo idolatra, e diremmo oggi della cultura della menzonga le cui mura di illusione e di orgoglio crollano di fronte alle trombe del Vangelo proclamato da Gesù. per i Padri della chiesa Giosuè rapresenta Gesù come la successione di Giosuè a Mosè prepara la successione del Vangelo alla Legge.
Le mura di Gerico possono rappresentare anche la morte che è stata distrutta dalla resurrezione del Cristo: San Paolo in 1 Cor 15, 52 e 1 Ts 4, 16 afferma che al suono della tromba coloro che sono morti in Cristo, risorgeranno: Egli stesso al suono della tromba discenderà dal cielo
Anche nella liturgia ebraica delle capanne la caduta di Gerico simboleggia la distruzione del male. La settupla processione attorno all’altare al canto dell’Osanna evocava la presa di Gerico, come indica il Talmud. Coloro che partecipavano alla cerimonia portavano in mano delle palme e Gerico è conosciuta proprio come città delle palme.
Il simbolismo della caduta di gerico ha un significato:
Esistenziale: prefigura la sconfitta dei miei peccati e la venuta del regno di Dio in me.
Ecclesiologico: richiama l'ingresso nella vita di Grazia attraverso il Battesimo
Escatologico: simboleggia la caduta della morte e l'entrata in Paradiso
E cosa rappresenta Raab la prostituta che aiutò gli ebrei?.
Lei e tutta la sua famiglia si salvò, fu risparmiata dalla distruzione perchè credette e accolse gli esploratori ebrei.. A salvarla fu una cordicella di color scarlatto appesa alla finestra . Raab rappresenta l'umanità che accoglie la Parola e la cordicella richiama il sangue di Cristo attraverso cui viene salvata
Cosa significa ciò per la mia vita?
La lotta contro gerico è la lotta contro il male,ma come farla?. Origene ancora ci viene in soccorso: " Fai risuonare questa tromba, ossia fai risuonare i salmi , gli inni e i cantici spirituali, fai risuonare i simbolismi dei profeti, i misteri della legge e dottrina degli apostoli.".
Cioè la vita di grazia e sacramentale sono le trombe che fan crollare il nostro egoismo, orgoglio peccato e ci introducono nella Pace che già ci è stata donata dal Sangue di Cristo.
Nelle icone della tradizione ortodossa troviamo spesso Gesù seduto in trono tra Maria e Gioavanni Battista. E' un tema iconografico bizantino chiamato la Deisis che significa "supplica".
Entrambi sono in atteggiamento orante, supplici: nelle loro mani sono i bisogni e le attese di tutti gli uomini e le offrono a Cristo, che benedice tutti noi e offre la Sua Parola di Vita.
Maria e Giovanni sono associati perchè entrambi hanno fatto conoscere il Cristo: Maria lo ha fatto nascere il Battista lo ha indicato come l'Agnello di Dio.
Al centro domina la figura di Cristo glorioso seduto in trono: E' Lui il riferimento ultimo, l'alfa e l'omega, Il Re dei re, il Signore della storia e della Terra.
A volte anche altri santi entrano nella scena ad esempio nelle iconostasi bizantine per esprimere l'attegiamento di intercessone dei santi in favore di tutti gli uomini. Cristo non è mai solo è sempre con il suo corpo che è la chiesa: il mistero della incarnazione ha reso redentore e redenti inseparabili.
La Deisis è l'immagine della chiesa nella sua realtà escatologica che lega chiesa pellegrinante sulla terra alla chiesa trionfante nei cieli.
Vienna, città imperiale, dalle antiche vestigia asburgiche, con i suoi monumentali palazzi, ci accoglie nel tepore primaverile.
Elegante, colta ma anche dinamica, moderna, accogliente.
Un tuffo nel centro del potere dei sovrani austriaci con le visite all’Hofburg, il Palazzo Imperiale, al castello di Elisabetta (la famosa ed inquieta Sissi), ai Belvedere Superiore ed Inferiore.
Un’immersione nella pittura del XV e XVI secolo, esposta al Museo di storia dell’arte; sicuramente da non perdere le sale di Tiziano, Raffaello, Tintoretto, Mantegna, Perugino, che esaltano il nostro orgoglio nazionale.
La Stephansplatz, cuore della città, è dominata dalle guglie gotiche della cattedrale di Santo Stefano, in contrasto (non spiacevole) con la mole curvilinea della Haas-Haus, modernissima costruzione a specchio.
Ma il ricordo, forse più indelebile, che ci resterà del nostro tour a Vienna, è stata la serata trascorsa alla Staatsoper , l’imponente teatro dell’opera di Vienna, tempio della lirica, dove hanno diretto alcuni tra i migliori direttori d’orchestra del mondo, Karajan, Maazel, Abbado, per citarne alcuni.
Un’insperata fortuna (i biglietti erano prenotati da mesi) ci fa trovare tre posti in un palco proprio sopra il palcoscenico.
Tra tanti eleganti viennesi, noto tanti giovani stranieri, molti asiatici, vestiti casual, che non hanno esitato a pagare il pur non economico biglietto, ma estasiati dalla musica e dalle parole che, al posto del libretto, scorrono in lingua inglese, su piccoli display posti davanti ad ogni poltrona.
E’ di scena "La Traviata" di Verdi, diretta dal maestro Palumbo.
Opera italiana, autore italiano, direttore italiano (aumenta il nostro orgoglio nazionale).
Già la struttura del teatro è un’opera d’arte, la musica di Verdi fa il resto.
Struggenti le arie di Violetta ed Alfredo che ci fanno commuovere (me ed Agnese). Anche Gerardo, in un primo tempo restìo, si lascia appassionare e segue con piacere.
Da non perdere, dunque, una serata all’opera, per chi si reca a Vienna. Così come da non perdere è un salto al Cafè Sacher, alle spalle del teatro, dove si degusta una deliziosa fetta di Sacher con un ottimo cappuccino.
A.M.G.
"tu sei l'uomo senza tempo, ma sei anche nel mio tempo e sei venuto a cercarmi lasciando il tuo orizzonte eterno e infinito per costringerti a vivere in me, nel mio piccolo mondo che tu creasti vedendolo già compiuto col tuo sgurdo che penetra i secoli e le azioni dell'uomo... Ti sei precipitato dalle tue vette alle mie bassezze e Ti sei annichilito entrando in un piccolo pane per non lasciarmi solo... Ti sei innamorato della Tua creazione sfidando la storia, il tempo e lo spazio. Ti sei dimostrato dio, il mio Dio." Un Dio paradosso, "affascinante e raccapricciante" al di là del bene e del male; non antropomorfico o trascendente... ma pura presenza d'amore.
Elena